ITALIA – Inerzia del Parlamento: gli attivisti lanciano un referendum popolare
20 luglio 2021
Secondo una sentenza della Corte costituzionale italiana del 25 settembre 2019 [1] in relazione al cosiddetto «caso Fabiano» [2], è in linea di principio ammissibile fornire l’aiuto al suicidio a una persona gravemente malata con capacità di intendere e volere e una ferma volontà di morire, a condizione che possa essere tenuta in vita solo con trattamenti di sostegno vitale. Tuttavia, in Italia mancano ancora le basi legali e le strutture istituzionali per rispettare l’esame preliminare delle richieste di aiuto al suicidio e per eseguire le procedure in linea con la sentenza della Corte Costituzionale. Il Parlamento italiano ha già mancato diverse scadenze e ad oggi non ha ancora approvato una legge che regoli le condizioni e le modalità affinché l’aiuto al suicidio possa essere effettuato in Italia con impunibilità.
Un testo di base [3] per una legge per legalizzare l’aiuto al suicidio («morte volontaria medicalmente assistita») avrebbe dovuto essere discusso dalle commissioni riunite Giustizia e Affari sociali della Camera il 7 maggio 2021. La discussione è stata però sabotata dai partiti di destra Lega e Forza Italia, che si sono lamentati del fatto che la scelta dei due relatori (entrambi di sinistra) non rappresentasse l’attuale situazione di maggioranza parlamentare e hanno così bloccato la discussione del punto all’ordine del giorno. Ciò nonostante, il testo base è stato approvato dalle commissioni riunite Giustizia e Affari sociali della Camera il 6 luglio. Secondo i media, il testo di base presentato si discosta notevolmente dal testo originale [4] su cui si basa e che è stato depositato alla Camera per iniziativa popolare quasi otto (!) anni fa. Il progetto avrà ancora molta strada da fare.
Referendum popolare per permettere l’eutanasia attiva diretta
A causa dell’inerzia del legislatore, l’Associazione Luca Coscioni, che lavora da molti anni per la libertà e l’autodeterminazione dei cittadini, ha deciso di lanciare un referendum popolare. L’obiettivo è l’abrogazione parziale dell’articolo 579 del codice penale italiano, «Omicidio del consenziente» [5]. In termini semplici, una fine della vita effettuata con il consenso della persona interessata sarebbe in futuro punibile solo se questa persona fosse minorenne o incapace di intendere e volere, o se il suo consenso fosse in qualche modo forzato. Ciò significa che l’eutanasia attiva diretta non sarebbe più punibile in linea di principio. Una violazione dei requisiti sarebbe in futuro punibile penalmente come omicidio ai sensi degli articoli 575-577.
I promotori hanno tre mesi dall’inizio di luglio per raccogliere 500.000 firme. Il referendum con spiegazioni:
https://referendum.eutanasialegale.it/il-quesito-referendario
https://www.associazionelucacoscioni.it/wp-content/uploads/2021/04/15.04.21-Quesito-Eutanasia-579-c.p..docx.pdf
Chiarimento della situazione giuridica attraverso ulteriori precedenti
In assenza di una legge, l’Associazione Luca Coscioni si affida non solo al referendum popolare ma anche, come in precedenza, a procedimenti giudiziari per sviluppare ulteriormente la situazione giuridica. Il 28 aprile 2021, nel cosiddetto «caso Trentini», Mina Welby e Marco Cappato dell’Associazione Luca Coscioni sono stati assolti in secondo grado dalla Corte d’Appello di Genova dall’accusa di aiuto al suicidio.
Questa sentenza allarga il cerchio delle persone per le quali il suicidio assistito può in linea di principio essere realizzato impunemente alle condizioni formulate dalla Corte Costituzionale, dalle persone dipendenti dall’assistenza «meccanica» (per esempio la respirazione artificiale) alle persone dipendenti da farmaci senza i quali morirebbero in breve tempo. Nell’aprile 2017, Mina Welby aveva portato in Svizzera Davide Trentini per un suicidio assistito; Trentini soffriva di sclerosi multipla e non era dipendente dalla respirazione artificiale, ma era dipendente da farmaci e altre misure di sostegno. Marco Cappato aveva procurato in anticipo i mezzi finanziari mancanti per il viaggio. In seguito, i due si erano denunciati alla polizia di Massa.
A causa della mancanza di basi legali e requisiti istituzionali, l’Associazione Luca Coscioni sta attualmente sostenendo nel loro percorso attraverso i tribunali diverse persone gravemente malate che soddisfano i criteri della precedente giurisdizione e che vogliono terminare la loro vita in Italia in modo sicuro e legale. Un ulteriore precedente è anche ipotizzabile; in particolare, è discriminatorio che, sempre secondo la giurisprudenza precedente, persone che soffrono gravemente ma non dipendono da trattamenti di sostegno vitale per continuare a vivere (per esempio, malati di cancro) non possano essere impunemente assistite nel suicidio.
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[1] https://www.giurisprudenzapenale.com/wp-content/uploads/2019/11/Corte-Costituzionale-242-2019-1.pdf
[2] https://www.associazionelucacoscioni.it/processo-marco-cappato-punto-punto
[3] https://documenti.camera.it/leg18/pdl/pdf/leg.18.pdl.camera.3101.18PDL0142790.pdf
[4] https://www.eutanasialegale.it/proposta/
[5] https://www.brocardi.it/codice-penale/libro-secondo/titolo-xii/capo-i/art579.html